Pietro Parisi – “Chef con il Cuore” 2017
Per l’amore smisurato per il sua regione che l’ha portato a preferire un
ristorante “nella Terra dei Fuochi” alla corte di Alain Ducasse a Parigi o quella di Gualtiero Marchesi
Per aver lottato, combattuto non sottomettendosi mai ai meccanismi malati che purtroppo minano la sua amata terra, portando avanti una vera e propria lotta alla camorra, con coraggio, etica e per tanti troppa incoscienza
Per essere un eroe dei Ns giorni, sempre attento alla solidarietà e ad aiutare concretamente tanti talenti senza strumenti al fine di farli emergere, distinguersi lavorando “nella legalità” e nel “rispetto delle regole”.
Per aver attraversato il mondo grazie alla sua “arte”dagli Emirati alla Francia per poi tornare nel cuore pulsante della Campania
Per avere come filosofia di vita la “Valorizzazione e la Tutela del Territorio”
Per esser sempre al fianco dei piccoli produttori dell’agro campano considerandoli i veri protagonisti della cucina. Per aver accettato la responsabilità di rappresentare una terra e degli uomini straordinari come “Ambasciatore del Parco Nazionale del Vesuvio”.
Ragazzo vesuviano dal sorriso aperto e spontaneo, si è formato alla corte di “mostri sacri” della cucina internazionale, quali Alain Ducasse e Gualtiero Marchesi. Dopo alcune prestigiose esperienze in Italia, Francia, Svizzera e negli Emirati Arabi al “Burj al-Arab” (uno degli hotel più lussuosi al mondo), nel 2005 torna in Campania per aprire il suo ristorante: “Era Ora”.
L’asso nella manica di questo giovane “cuoco contadino” è la grande tecnica acquisitaapplicata ai prodotti della sua terra.A young man who hails from near the Vesuvius, with a spontaneous and wide smile who learned his trade at the court of the “sacred cows” of international cuisine such as Ducasse and Marchesi. After a number of prestigious experiences in Italy, France, Switzerland and in Burj al-Arab hotel in the United Arab Emirates (one of the most luxurious of the world), in 2005 he has found his way back to the Campania region to open his own restaurant, “Era Ora” (“It was about time”).
The ace up the sleeve of this young “farmer cook” is the great technique applied to the produce of his land.
‘O vesuviano pazzo. È così che i media stanno chiamando Pietro Parisi, cuoco 30enne che dalla corte del superchef Alain Ducasse ha deciso di fare ritorno a casa, a Palma Campania. Grandi soddisfazioni, alberghi a cinque stelle, poi la svolta, la scelta di aprire un ristorante nella terra che gli ha dato i natali.Si chiama “Era ora”, forse a sottolineare la sua voglia di fare proprio qui, proprio dov’è più difficile. È un ristorante in cui possono mangiare tutti, si può spendere poco o tanto a seconda delle proprie possibilità. Non c’è un menù ma un inventario dei prodotti, con foto e storia non solo degli ingredienti, ma anche di chi li ha forniti.
“Guardate alla ricchezza di questi luoghi, ai saperi contadini e artigiani, a chi ogni giorno si tira su le maniche per portare avanti un’azienda, a quelli che campano onestamente con uno stipendio o una pensione da fame. Sono la maggioranze – spiega Parisi – è per queste persone che sono tornato”.
Da San Gennaro Vesuviano, famiglia contadina, alla Svizzera. Qui a 12 anni già lontano dalla scuola a fare il garzone di un bar, lì a 14 anni in una cucina. Poi Parigi, tra i fornelli di Ducasse e i suoi 20 ristoranti.
“Ducasse mi diceva: per cucinare bene bisogna rispondere a tre domande, che cosa ho, cosa so e cosa faccio. Parole che non dimenticherò”, spiega Pietro, che però non ha mai perso di vista la cucina tradizionale, quella “di sua nonna”.
Quel sano orgoglio contadino, della dignità e del rispetto della terra con i suoi prodotti e di chi li coltiva, Pietro Parisi, chef, lo impersona tutto. E che proprio per questo è chiamato ‘cuoco contadino’. La sua ricetta: prezzi bassi, rispetto e valorizzazione di chi gli fornisce quel che poi mette in tavola, lo sguardo rivolto anche a chi – come i detenuti – possono riscattarsi attraverso il lavoro, una cucina solidale che ogni giorno accantona una piccola somma per l’Unicef o offre ai bambini merende a prezzi stracciatissimi. (di Agnese Malatesta)
Alla Camera dei Deputati ha ricevuto il Premio Testimoni di Diritti Umani promosso dalla Lunid (Libera università dei diritti umani) quale sostenitore di una “cucina etica e sostenibile” per tutti, senza distinzione di classi sociali. Un premio sui diritti umani, inconsueto per la sua categoria, ma molto simbolico.
Trentacinque anni, Pietro dopo un’esperienza all’estero in ristoranti prestigiosi (anche al “Burj al-Arab” di Dubai) torna a Palma Campania-S. Gennaro Vesuviano (Napoli) e comincia la sua avventura, dà vita alla sua “filosofia di vita”: recuperare le tradizioni locali contro l’impoverimento del consumismo. “Vivevo nel lusso ma non mi apparteneva – racconta – anzi sentivo di aver tradito la mia terra. Io vengo da una famiglia contadina e sentivo mi mancava qualcosa. Nel 2005 ho deciso di rientrare ed ho aperto il mio primo ristorante, ‘Era ora‘, con mia madre e mia sorella”. La novità di allora – in un territorio che intanto ha cominciato a confrontarsi con le storture sociali e criminali della ‘Terra dei fuochi’ – è il rilancio del territorio e dei suoi prodotti: “i contadini vendevano i loro prodotti alle catene commerciali, erano persone che magari non erano mai entrate in un ristorante, che non avevano conosciuto i grandi chef. Io ho voluto valorizzare loro e i nostri prodotti”.
Nei menù di Pietro (i suoi locali intanto sono diventati quattro) ci sono le foto di chi produce pomodori, zucchine, melanzane, tutti prodotti anche ‘meno di km zero’ protagonisti nella sua cucina )
Pietro ci tiene a spiegare chi sono i produttori e far provare ai commensali i gusti di cibi andati un po’ persi nel tempo. “Mi dicevano che ero un pazzo, sono stato umiliato – prosegue – ma oggi tanti miei colleghi fanno altrettanto, cercano le loro materie prime nei mercati dei contadini”. Ma a Pietro – imprenditore ‘sociale’ ed anche personaggio televisivo: su Rai3 ha una rubrica sul riuso degli scarti in cucina – non basta.
di Enrico Ferrigno – Il Mattino
Palma Campania. «Il pizzo, prego, sono il figlio del boss», la minaccia è stata netta, senza equivoci. E la risposta dello chef è stata altrettanto decisa e sdegnata mescolando passione civile e amore per la sua terra: «Il pizzo non lo pago, anzi, ti denuncio». Detto fatto e dopo poco i carabinieri si sono ritrovati fuori al ristorante di Pietro Parisi, chef di fama internazionale, il preferito di Nicolas Sarkozy e della Carla quando era a Parigi. «Ero qui per caso», s’è giustificato con fare spavaldo il figlio del boss. Ma lo chef s’è regolato nel modo migliore: denuncia immediata, senza trattativa, come consigliano gli esperti della lotta al racket per mettere subito ko chi pretende i soldi in nome del clan.
Dopo pochi minuti era su Facebook l’accaduto. Il patron del ristorante «Era Ora» è stato minacciato nel suo locale da un giovane da poco uscito di galera che gli ha chiesto del denaro mentre stava festeggiando il compleanno della figlioletta di appena tre anni. «A volte è difficile restare qui, anche se amo questa terra.
Continuano a bussare alla mia porta. Quando finirà questa storia…». Il grido di dolore per una realtà matrigna ma che lo chef ha amato da sempre rinunciando 11 anni fa ad una carriera straordinaria al seguito del guru mondiale della cucina Alain Ducasse. Immediate le reazioni di sdegno: in poche ore il post è stato condiviso, apprezzato e commentato da oltre un centinaio di persone, diventando praticamente virale.
«Toglietevi dalla testa, anche se avete tremila problemi, che un imprenditore debba darvi dei soldi quando ne fate richiesta, io non ve li darò mai perché vi umilierei. Smettete di seguire il modello Gomorra,
perché non porta da nessuna parte e cominciate a seguire le orme dei nostri padri quando il lavoro era il pane quotidiano ed il sudore rendeva uomini veri», spiega senza mezzi termini Pietro Parisi, lo chef contadino, mentre è in viaggio verso Montecatini per presenziare al Festival del libro e della cultura gastronomica.
La voce è rotta dall’emozione, ma non è per nulla intimorita dal ricordo di una notte da brividi.
È passata da poco la mezzanotte, Pietro Parisi è nel ristorante insieme alla moglie, alla figlioletta di appena tre anni e al personale che stava rimettendo a posto il locale dopo una giornata di duro lavoro. La bambina ha appena spento le candeline sulla torta, quando sull’uscio appare un giovane sulla ventina. Il suo complice resta a bordo di un’auto di colore bianco.

«Mo’ song uscito dalla galera, ti devo dire una cosa», dice il malvivente prendendo per un braccio Parisi e tirandolo in disparte. Sono attimi di paura quelli che vivono la moglie e la bambina, spaventati da quella poco rassicurante presenza. «Vengo a nome di… dammi 50 euro», sbotta il giovane con toni minacciosi. Io non ho paura né di te né di chi ti manda, se vuoi i soldi vai a lavorare oppure vai al diavolo», risponde a muso Pietro Parisi. Ed è a questo punto che il malvivente guadagna l’uscita non prima di lanciare le sue ultime minacce al coraggioso chef.
«Mia moglie e mia figlia erano spaventatissime per cui ho telefonato ai carabinieri che mi hanno immediatamente fornito la loro assistenza», racconta Parisi che non si è mai piegato ai diktat della malavita. Agli inizi della sua carriera di ritorno dalla Francia fu avvicinato da esponenti di un clan che volevano influenzare la sua attività, ma lui si oppose con coraggio denunciando le pressioni subite. Ma minacce e richieste di danaro sono all’ordine del giorno, anzi della notte.
La cucina per tutti, per lui, è anche un mezzo di lotta alla criminalità e di esempio per i giovani. Fra le sue tante attività fuori cucina, Pietro promuove nel carcere di Secondigliano un orto in cui lavorano gli ergastolani e con la sua osteria sociale, ‘Le cose buone di Nannina’ (dedicato alla nonna), ha introdotto la cucina solidale. Come? “Il primo scontrino di tutti i giorni lo devolviamo all’Unicef per progetti contro la malnutrizione. E tutti bambini, sia se figli di professionisti o di operai, possono comprare la merenda e una bottiglietta d’acqua ad un euro. Ne abbiamo 300-400 circa ogni giorno.
Non ci guadagniamo niente ma tutti possono mangiare le merende genuine con prodotti locali come quelle che mangiavo io da bambino”. Prezzi sociali anche per il pranzo “affinché anche chi non può permetterselo può assaggiare autentici sapori cucinati da uno chef”. “Ora ho 25-26 dipendenti, fatturiamo un milione di euro l’anno”, sottolinea Pietro, orgoglioso di un successo voluto per le ricadute culturali, “vero valore della vita”. Non sono mancati problemi con la criminalità del luogo con la criminalità organizzata: “bisogna avere il fegato di dire no”. Pietro dice di aver ricevuto minacce, tutte denunciate. Insieme a Pietro Parisi, stamattina, sono stati premiati fra gli altri, il regista Paolo Bianchini e MediCinema Italia Onlus.
Il premio – ha sottolineato la presidente di Lunid Gioia Di Cristofaro – “vuole dare visibilità e rappresentazione ad esperienze di successo nell’intento di favorire la produzione di idee e liberare la creatività operando nel contempo per una loro diffusione e contaminazione”.




In cucina non si butta via niente. Il cibo è sacro e anche gli scarti hanno una dignità culinaria. Portavoce di questa filosofia della sostenibilità in cucina è
di ciò che normalmente viene scartato, gettato via, perché ritenuto meno buono o comunque meno interessante: spesso gli scarti di ortaggi e frutta hanno più fibre della parte nobile e un più alto contenuto di vitamine”, spiega Parisi.
















Cucinare con poco è un’arte”. Già, il poco, uno dei pilastri della tradizione culinaria campana. Cucinare con alimenti fujut, nel senso di scappati, assenti, un vorrei ma non posso che ha creato piccoli capolavori come gli spaghetti alle vongole fujut, che qualcuno fa risalire addirittura al grande Eduardo De Filippo.









