Paolo Bianchini-Osteria del Vecchio Orologio (Viterbo)

 

Paolo Bianchini ogni giorno elabora vecchie ricette della Tuscia abbinate a nuove intuizioni, dove però l’elemento fondamentale é la materia prima del mercato ortofrutticolo e del mattatoio viterbese. Oltre venti i fornitori della Tuscia Viterbese riforniscono quotidianamente il ristorante.

 

Come nasce Il Vecchio Orologio?

L’Osteria del Vecchio Orologio nasce nel 1966  e, a distanza di oltre 50 anni, è diventato uno dei ristoranti tipici più ricercati e frequentati di Viterbo. Negli anni è diventata tappa obbligata per i turisti in visita nella Città dei Papi.

Negli ultimi tempi la comunicazione social in ambito culinario è molto diffusa, non si rischia di sacrificare la qualità all’apparenza?

No! L’importante è non ingannare le persone con troppi fronzoli e trucchi fotografici.

Quello che il cliente trova in foto deve assolutamente riscontrare anche nel piatto quando decide di venire a mangiare nel tuo ristorante.

Come affronta la sfida di Caffeina uno “chef-social” come lei?

Facendo il lavoro quotidiano di sempre per non rischiare di entrare nell’ ingorgo comunicativo di questi giorni. Tutti vogliono trarre il maggior beneficio da Caffeina ma, in questo modo, si rischia di entrare in un mare magnum comunicativo che porta all’effetto contrario, generando più che altro confusione.

Come vede la cucina del futuro?

Non scopro l’acqua calda nel dire che secondo me il futuro della cucina sarà quello di trasformare il meno possibile la migliore materia prima che il mercato offre, meglio se della Tuscia.

Qual è la “mission” del Vecchio Orologio?

Dal 2008, fiutando l’arrivo di una bruttissima crisi economica, ho deciso di iniziare a lavorare solo prodotti e vini della Tuscia. Non nascondo che sono stato preso per pazzo. Oggi, a distanza di anni, molte aziende locali sono cresciute grazie alla nostra intuizione e soprattutto alla grande opera di comunicazione social fatta con ingredienti a Km “buono”.

Non è un caso se attualmente sono tantissimi che ci riconoscono, per tale motivo, il ruolo di “Ambasciatori della Tuscia”.